LE DANZE ALLA CORTE DI RE FERDINANDO

Sabato 26 aprile

Sala del Toro Farnese, Museo Archeologico Nazionale, ore 17:00


Le danze alla corte di Re FerdinandoDanze a cura di Dimensione Polifonica Ideazione e realizzazione Ileana PARASCANDOLO

 L'Associazione Culturale Dimensione Polifonica presenta GHIRLANDE BAROCCHE.REGIA: Biagio TERRACCIANO 

Ensemble Barocco Lusinghieri Accenti 

Francoise VIDONNE Soprano   

Concetta PELLEGRINO Flauto dolce

 Manuela ALBANO Violoncello 

Biagio TERRACCIANO Spinetta 

Coreografie a cura di Raffaella LEMBO Associazione Il CONTRAPASSO con la partecipazione di  Guido PAGLIANO

danzatori: La Sala Pasquale, Lombardi Valeria, Ventre Rita, Ventre Daniela, Romaniello Angelica, Romaniello Francesca, Barone Andrea, Tomei Giulia, Fortunato Sara, De Simone Francesco, Bagetta Giovanni, Passannanti Rossella.  

Coordinamento danze storiche : Ileana Parascandolo.

Musiche di: Porpora, Handel, Ziani,Vinci, Pergolesi Cimarosa, Alessandro  Scarlatti.

                                                            
Le Danze alla Corte del Regno di Napoli erano sicuramente i momenti più spettacolari delle cerimonie che si svolgevano nella grandi sale dei palazzi Reali dove sia i sovrani che i nobile e i cortigiani davano lustro degli abiti più belli e delle parrucche più stravaganti. Ma il ballo era soprattutto l’elemento strutturale della costruzione celebrativa cortigiana  in cui venivano rispettati i ruoli e le gerarchie. Le danze di corte che in realtà, erano balli corali che coinvolgevano sia danzatori professionisti, sia nobili dilettanti in un’atmosfera di grande suggestione, dove la musica, sottolineava i passi di danza che i danzatori portavano, esaltando tutta la magnificenza dei loro abiti.  Tra i balli più usati vi era la contra danza, molte persone disposte per più file, disegnavano, utilizzando pochi e semplici passi, essendo questa una danza figurata, un vero spettacolo per gli occhi. Mani che s’intrecciavano e si avvolgevano l’una con l’altra in linee serpeggianti di grande varietà. Seguiva poi il minuetto considerato la danza che conteneva la perfezione di tutto il ballo, ci si muoveva in coppia, ripetendo sempre gli stessi passi “il passo del minuetto” terminando con grandi riverenze verso il compagno e verso il pubblico.  I movimenti, erano molto garbati e imitavano il moto del “passeggio”, insomma una danza di classe non c’è che dire. La danza non era quindi un mero divertimento ma espressione profonda della cultura napoletana. Anche in questo caso la qualità e il livello raggiunto dalle danze a Napoli sono testimoniati dalla presenza di due trattati stampati in Città rispettivamente nel 1728 e nel 1779. Il Trattato del ballo nobile, del Dufort e il Trattato teorico-prattico di ballo, di Gennaro Magri.  Anche il San Carlo, dopo la sua edificazione, fu utilizzato per le Feste di Ballo che generalmente si svolgevano di Domenica con tanto di regolamento divulgato con “Avviso al pubblico”.
 
 

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